CAPTAIN WHITMAN Concerto per orchestra

CAPTAIN WHITMAN
Concerto per orchestra – Alejandro Fasanini

Concerto ispirato alla vita e l’opera di Walt Whitman e alla sua conclusione nel suo singolare funerale!

Orchestra ArtPhonus
Compositore: Alejandro Fasanini
Direttore: Ivan Gambini

“Walt Whitman, the good gray poet, aveva preso lui stesso delle disposizioni per il suo funerale. In segreto aveva messo da parte denaro a sufficienza per farsi costruire una tomba francamente brutta che di sicuro aveva disegnato lui stesso. Credo che la somma ammontasse a ventimila franchi. Dopo la sua morte fu affittato un grande terreno di solito occupato da circhi ambulanti. Il campo venne circondato da staccionate dipinte di verde. Furono costruiti tre padiglioni: uno per il corpo di Whitman; l’altro per fare il barbecue (bisboccia popolare in cui si arrostisce un manzo e un montone); il terzo per le bevande: barili di whisky, di birra, di limonata e d’acqua.

Tremila e cinquecento persone, uomini, donne e bambini, andarono ad assistere a quel funerale senza invito. Avevano luogo vicino a Camden, New Jersey. Tre grandi fanfare in uniforme suonavano a turno. Tutti coloro che Walt aveva conosciuto erano presenti: i poeti, i gli eruditi e i giornalisti di New York, gli uomini politici venuti da Washington, dei vecchi soldati, degli invalidi del Nord e del Sud, i fattori, i pescatori d’ostriche del dipartimento in cui era nato, gli stage drivers (vetturini d’omnibus) di Broadway, dei negri, le sue antiche amanti e i suoi comerados (con questa parola, che credeva fossa spagnola, designava i giovani che aveva amato nella sua vecchiaia e non dissimulava affatto il suo gusto per i ragazzi), i medici della guerra, gli infermieri e le infermiere, i genitori dei feriti e degli uccisi nel corso della guerra, tutte persone che avevano conosciuto Whitman e con le quale aveva corrisposto.
I pederasti erano venuti in massa, e il più accerchiato era un giovane tra i venti e i ventidue anni celebre per la sua bellezza, Peter Connelly, un irlandese conducente di tram a Washington prima e a Philadelphia poi che Whitman aveva amato più d’ogni altra cosa.
Tutti quanti si ricordavano d’aver spesso visto Walt Whitman e Peter Connelly seduti sul bordo del marciapiede a mangiare angurie. Così, pure in quella festa, o meglio in quel funerale, c’erano dei grandi cumuli di angurie a disposizione del pubblico.
I discorsi non erano preparati. Parlava chi voleva. L’oratore saliva su una sedia o su un tavolo e molti oratori parlavano in contemporanea. Furono letti un gran numero di telegrammi e cablogrammi inviati da poeti americani ed europei. Molti di quei telegrammi e cablogrammi erano redatti in versi. La maggior parte delle arringhe riguardarono i nemici di Whitman. Tutti bevvero enormemente. Ci furono sessanta scazzottate e la polizia intervenne arrestando cinquanta persone.
La festa durò dall’alba al tramonto. Molti degli oratori che parlarono accanto alla bara enfatizzarono i loro discorsi battendo i pugni sulla bara. Si pensa che molti figli di Whitman fossero presenti assieme alle loro madri bianche o nere, ma non è cosa certa. Whitman era solito dire d’aver conosciuto sei dei suoi figli, ma che sicuramente ne esistevano molti altri.
Al calar del sole si formò un grande corteo preceduto dai musicisti che suonavano il rag-time. Poi veniva il feretro di Whitman portato da sei uomini ubriachi e seguito dalla folla. Si andò così dal campo recintato al cimitero dove la tomba si erigeva in cima a una collina. I musicisti non smisero mai di suonare durante tutta la cerimonia.
Gli uomini che portavano il feretro cercarono di farlo entrare nel mausoleo, ma la porta era troppo stretta; si misero a quattro zampe e issandosi il feretro sulla schiena riuscirono a entrare nella tomba. È così che il grande poeta democratico entrò nella sua ultima dimora e la folla, cantando, accarezzandosi, titubando, riprese i tram per riguadagnare Philadelphia”.
Guillaume Apollinaire
Traduzione italiana di Marco Settimini

Produzione: ArtPhonus Records
Composizione e direzione artistica: Alejandro Fasanini
Orchestra ArtPhonus
Direttore: Ivan Gambini

Flauto: Cristina Flenghi, Oboe: Luciano Franca, Clarinetto: Marco Messa, Fagotto: Paolo Biagini, Corno: Pablo Cleri, Tromba: Luigi Faggi, Percussioni: Daniele D’Ubaldo, Francesco Vichi, Vibrafono: Stefano Giuducci, Violino I: Giuditta Longo, Violino II: Paride Battistoni, Viola: Gian Marco Orciari, Violoncello: Andrea Agostinelli, Contrabbasso: Giacomo Dominici.

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