Intervista con il compositore argentino Alejandro Fasanini – Magazine “Estando contigo” Miami TV

Lasciarsi andare con la cadenza del bandoneón, nell’abbraccio sulla pista da ballo, nella poesia impregnata di nostalgia dei “tangueros”, sono emozioni e sentimenti che Alejandro Fasanini,  musicista e compositore argentino, conosce molto bene.

María José Magallanes: Ciao Alejandro, come stai?
Alejandro Fasanini: Bene, grazie

M: Incantata di averti qui, è un piacere godere di una danza e musica che ho sempre amato come il tango, ma ancora un po’sconosciuto qui, ti sembra?

A: Grazie per avermi invitato.
M: Grazie a te per accettare l’invito!

A: Negli ultimi anni il tango è diventato di moda in tutto il mondo. Non so se posso dire questo, ma penso che sia la musica popolare che più si balle in questi tempi. Qualche anno fa erano, sicuramente, le danze caraibiche, la salsa, il merengue, la bachata, ma da qualche anno il tango si è diffuso, piace, e oggi ci sono festival di tango in tutto il mondo. A Madrid c’è una milonga ogni sera … Milonga è il luogo dove si balla il tango.

M: Chi avrebbe detto che nei primi anni il tango era stato proibito dalla Chiesa perché incitava alla lussuria, e dalla polizia per motivi analoghi, si parla di 1800 e qualcosa. Chi avrebbe detto che sarebbe diventato ciò che è adesso.

A: Sono molte le cose che si dicono ma in realtà sono altre quelle che sono accadute. Ho avuto la fortuna di studiare presso l’Accademia Nazionale di Tango dove gli insegnanti, persone ormai di grande età, passano tutta la vita a studiare e vivere il tango e, nell’unica cosa su cui erano d’accordo, è che non c’è nessuno che possa parlare di Tango: “Il Tango è nato quel giorno”, “il tango questo o quell’altro”, ecc. Così, allo stesso tempo ho imparato da uno dei miei professori, Oscar del Priore, una persona che conosceva di tanghi, tu dicevi il titolo e lui rispondeva le orchestre che l’hanno registrato, in quale anno, con quale formazione, chi l’ha cantato. In quel momento ho detto: mi piacerebbe avere quella conoscenza, ma, naturalmente, quello lo porta la vita. Ho iniziato a raccogliere tanghi e discografie di orchestre, così ho imparato che non c’è nessuno che possa parlare meglio del tango che i tanghi, sono loro che raccontano la storia di tango.

M: Il ballo da quello che era in un primo momento, si è evoluto fino ai nostri giorni? Oltre a comporre, che già lo fai da tantissimi anni, quando hai iniziato a ballare?

A: Da piccolo, a scuola avevamo le danze popolari, anche musica. All’interno di queste danze ho conosciuto il tango, ma una cosa è ciò che s’impara da piccolo … in certe espressioni artistiche non può essere “lo faccio da piccolo” c’è bisogno di una maturità emotiva, quindi arrivare a questo … non è l’età: “io ballo da tanti anni” è con che maturità emotiva lo fai o lo vivi.

M: Vedi un cambio d’immagine da quando hai iniziato a ballare fino oggi?

A: Sì, perché va con la vita, si balla quello che uno è.

M: E chi sei?

R: Questa è una domanda interessante! Una volta se l’hanno fatta a qualcun altro. “Io sono colui che sono” ne di più né di meno. Così, invece di dire: “Io ballo il tango”, dico: “Io ballo quello che sono”. Facendo certe cose non si può mentire. Non so se tu dipingi, ma se ti do qualcosa per dipingere non puoi mentire, è quello, e ballare il tango, come anche tante altre cose, come fare musica, non puoi mentire, è interessante, si ha la possibilità di vedersi in un altro modo.

M: Mi piace sentirti perché cerco di decifrare tra la tua Argentina di origine, l’Italia. Hai un miscuglio di sapori … come si  esprime l’intima fusione dei due paesi che tu hai?

R: Non saprei dirlo con parole… forse per quello compongo musica, o faccio del altro. Non sono buono per le interviste!

M: hahaha. Parliamo di “Figli illegittimi di Astor”. È stata creata apposta per eseguire tutta la tua musica, che risulta da molti anni di ricerca e creazione.

A: Sono venuto a ballare in Europa, nelle isole Canarie, nel 1996 credo. Stando qui, ballando in uno spettacolo “Tango una storia d’amore” con alcuni musicisti, anch’io musicista ma con formazione di sassofonista, suonavo standard jazz con i compagni… ma essendo la prima volta che mi trovavo lontano di Buenos Aires mi appare quella cosa di scrivere tanghi … mi è venuta da sola. Quando torno a Buenos Aires finisco di scrivere “Reo que confiesa”, il mio primo album di tango, ma con un profilo tradizionale e fatto in modo molto elementare, una chitarra e una voce. Ho scritto i testi e la musica anche con il chitarrista, mio amico e fratello Guillermo Capocci. Così abbiamo scritto quest’album nel 1997-1998 … ancora non accadeva molto con nuovi tanghi, cera qualcosa a Buenos Aires che si chiamava “La joven guardia del tango” nella Biblioteca Nazionale. Per strani giri della vita una casa discografica di Barcellona lo ascolta,  piace e lo pubblica. Eravamo tutti felici: pubblicano questo disco! … strano perché i miei compagni pubblicavano dischi di jazz. Poi in una milonga ho incontrato una ragazza italiana, tutti i miei antenati erano italiani, e m’invita a venire in Italia, ho detto di no e lei è tornata da sola. Poi lei insisteva, i miei amici mi dicevano: Alejandro vai a provare, l’album è stato pubblicato in Europa, lei ti chiama in Italia … quindi ho preso l’aereo ed è sono venuto. Non sono mai più tornato, né anche una sola volta. Questa è una storia personale.

Insegnavo tango a Buenos Aires, ho iniziato a insegnare ai miei amici musicisti, un compito molto difficile. Poi l’ho fatto in alcuni locali di amici. Questa ragazza aveva una scuola di danza e ho continuato l’insegnamento in Italia. Con la musica non potevo più scrivere canzoni, tanghi con parole, quindi ho iniziato a comporre strumentalmente, è lì che ho creato un’orchestra con il nome “Figli illegittimi di Astor”

M: Spiegami questo nome che tanto ha attirato la mia attenzione.

R: Una volta mi hanno chiesto la stessa cosa in un’altra intervista e mi è venuta questa risposta spontanea… ora te la ripeto. Preferisco essere figlio illegittimo di qualcuno che legittimo di nessuno. Questa è anche una storia personale, ma volendo continuare l’opera di Astor, che considero un grande artista e un grande maestro, umilmente ho chiamato l’orchestra “figli illegittimi …”. Si dice che l’ego non deve mai trovarsi davanti ma né anche dietro, forse un po’ di fianco, quindi “Figli illegittimi di Astor”. A volte qualche critica nelle riviste musicali dicono, “de illegittimi niente”. Va bene che lo dicano loro.

M: Bene, questo è un buon segno. Parliamo del tuo primo figlio legittimo di Alejandro Fasanini che è “Tentación Tango”.

A: Quel album l’ho scritto nel 2001, ma è uscito nel 2010 perché, dopo averlo scritto, mi sono detto: devo trovare dei musicisti perché, sai, una cosa è avere una formazione classica, una formazione jazz, ma suonare un linguaggio musicale, un genere musicale com’è il tango … ho cercato persone che avevano a che fare con questo linguaggio e dopo qualche anno le ho trovato … oggi sono i miei fratelli, la mia grande famiglia con la quale abbiamo registrato “Tentación Tango”. Questo è parte di una “Trilogia di tango contemporaneo”: “Tentación Tango” nel 2010 – “Intuición Tango” nel 2013

M: E cosa c’è in gestazione ora?

A: Ora sto scrivendo “Contemplación Tango”. Quindi la tentazione, l’intuizione e la contemplazione.

M: E ti sei fermato a contemplare? Stai contemplando, sei sereno? Scorre quella nostalgia che si vede nel tuo sguardo? Si dice che gli occhi sono lo specchio dell’anima. Hai un’anima nostalgica?
C’è un punto di nostalgia che genera te stesso, che genera il tango, che genera la musica?

A: Se nostalgia a che vedere con la mancanza di qualcosa delle origini, come quella della propria terra, è vero che sono già 16 anni che non ritorno a Buenos Aires, ma Buenos Aires è sempre qui con me. Ci sono cose che non ci piace che accadano e vederle da vicino è doloroso … e come va il mondo. Penso che il mio granello di sabbia io lo faccia con la musica. Prendo le storie che mi commuovono e poi da lì, non so come o perché, la musica nasce, la mano si muove da sola e compongo. Così, quando vado in studio, ai musicisti do gli spartiti pochi giorni prima, non molto di più. Ho scelto questo e loro sono d’accordo, anche per avere quella freschezza, quella cosa immediata che scatta nella prima emozione. Allora guardiamo le note, articolazioni ecc, e quando arriviamo allo studio a registrare racconto la storia che ha generato questa emozione, e in quel momento registriamo e in trak 1 o 2 il tema è pronto.

M: Che bello!
A: Mi piace, sì.

M: Quindi, con il ballo accade lo stesso? È necessaria l’affinità con il tuo partner di ballo?

A: Sì, certo. In realtà entrambi stiamo ballando la stessa storia. Il tango sta raccontando una storia, quindi l’ascoltiamo, già che sia strumentale o con parole. Poi realizzare un transfer con quella storia, certo non è che se quell’uomo si ammazza io mi devo uccidere.

M: hahaha. Sì, ma lo fai tuo.

A: Sì. Si vive quella storia e nasce un’emozione tua, l’emozione della tua compagna e in quella miscela appare qualcosa di nuovo e lo vivi … allora non importa tanto i passi e le cose che si fanno di sotto, semplicemente basta abbracciarsi con quella l’emozione che racconta la musica e camminare con essa.

M: Lo vedremo ora?

A: Non sono molto affezionato alle esibizioni. Alcuni dei miei insegnanti in Argentina, una coppia anziana, mi hanno insegnato che la buona coppia di tango passa inosservata nella pista da ballo.

M: Ma ci farai questo regalo?

R: Certo, ci proviamo con Carmen che è la mia compagna di ballo qui a Madrid. Ci siamo conosciuti relativamente da poco in una milonga. Al termine del primo tango le chiedo: tu sei musicista?  E lei risponde: no, ma mi piacerebbe. Se l’ho chiesto perché ha un modo molto particolare d’interpretare la musica. A me non piacciono gli stereotipi, non è che l’uomo porta la donna .. no, no. C’è un invito reciproco, io l’invito e lei m’invita e questo dialogo è la cosa interessante. Siccome  lei aveva tutto questo abbiamo finito per ballare insieme senza dire che volevamo ballare insieme.

M: Ora cercheremo di chiudere il programma nel migliore dei modi, godendo della nostalgia e l’abbraccio di cui abbiamo parlato prima con Carmen e Alejandro. Alejandro è stato un piacere e quando il terzo figlio finisce la gestazione e vedrà la luce sarò felice d’invitarti nuovamente.

A: Grazie
M: A te!

Magazine “Estando contigo” – María José Magallanes

 

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